Palazzo Bruca B&B Catania

Il tuo Bed and Breakfast nel cuore di Catania
25 Set

Qualche curiosità sulla storia di Palazzo Bruca e del nostro b&b

Piccolo giro interno del b&b Palazzo Bruca

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Chiunque varchi per la prima volta la soglia del palazzo in cui sorge il nostro b&b, rimane stupito dalla bellezza dello scenario che gli si offre agli occhi: un magnifico cortile, con una fontana neoclassica raffigurante Nettuno, e alle spalle una loggetta sorretta da colonne in stile ionico. Molti sono i passanti che approfittano dei rari momenti in cui l’ingresso è aperto per gettare un’occhiata all’interno. Il nostro b&b sorge infatti in uno dei palazzi più prestigiosi di Catania, appartenuto alla potente famiglia Scammacca della Bruca, che lo fece edificare nel ‘700, secolo in cui l’intera città fu ricostruita dopo il terribile terremoto che la distrusse nel 1693.

Alcune tracce di questo passato glorioso – quelle che l’incuria e lo scorrere del tempo non sono riuscite a cancellare – sono ancora visibili in una delle nostre camere, il cui tetto è impreziosito da un affresco raffigurante le celebri feste organizzate dal Duca Scammacca di Bruca. Insomma, chi viene a visitarci ha l’opportunità di compiere non solo un viaggio a Catania ma anche un viaggio nel tempo, e di scoprire un aspetto della nostra amata città sconosciuto ai più!

Destinato a essere segno tangibile del prestigio e del potere della casata, Palazzo Scammacca della Bruca è infatti l’unico dei palazzi aristocratici del centro storico catanese a non aver subito rimaneggiamenti a inizi ‘900 e nel secondo dopoguerra e ad aver mantenuto il suo assetto originario con i tre livelli dei magazzini, del piano nobile affacciato sulla loggetta, e dei mezzanini, livelli ancora visibili ai giorni nostri, sebbene l’edificio ora appartenga a varie famiglie.

Le nostre camere si affacciano su due delle piazze più significative della storia di Catania: da un lato piazza San Francesco, che i catanesi chiamano affettuosamente “piazza Dusmet” per la presenza del Monumento al Cardinale Dusmet, realizzato nel 1935, che ricorda la figura del beato arcivescovo di Catania, il quale nel 1886 portò in processione il velo di Sant’Agata, patrona della città di Catania, a Nicolosi fermando miracolosamente il fronte lavico.  Dall’altro lato sorge piazza Mazzini, che secondo il progetto del Duca di Camastra, l’architetto che si occupò della ricostruzione di Catania, avrebbe dovuto ospitare sotto i suoi portici il mercato, e nei suoi palazzi le famiglie più influenti della città, tra cui, appunto, i baroni Scammacca della Bruca, a pochi passi dal cuore del capoluogo etneo, piazza Duomo.

Oggi pensando a Piazza Mazzini vengono subito in mente i locali che si affacciano su di essa: nessuno riuscirebbe ad immaginarla come sede di bancarelle, soprattutto se la si confronta all’incredibile vastità dei due maggiori mercati cittadini che si trovano nelle sue vicinanze, mercato ittico e la fiera centrale, eppure la nostra città aveva una struttura molto diversa dall’attuale.

Se dunque il palazzo Scammacca della Bruca e dintorni ci raccontano la storia di Catania degli ultimi secoli, una delle decorazioni che arricchisce la nostra reception ci racconta una storia ancora più antica e tipicamente sicula per temperamento: è quella delle “teste di moro”, i vasi di Caltagirone dalle fattezze umane che solitamente vengono esposti in coppia, un uomo dai lunghi baffi scuri e una donna dagli occhi chiari. L’origine di questi vasi è associata a un’antica leggenda che si riferisce all’epoca della dominazione araba in Sicilia.

Si dice infatti che intorno all’anno 1100, periodo della dominazione dei mori in Sicilia alla Kalsa, viveva una bellissima fanciulla dalla pelle rosea paragonabile ai fiori di pesco e un bel paio di occhi azzurri come il mare. La giovane trascorreva le giornate coltivando e curando le piante del suo balcone. Un giorno passando per la Kalsa un moro vide la fanciulla intenta a curare le piante, e ne rimase invaghito, tanto da entrare senza indugio in casa della ragazza per dichiararle il suo amore.
La fanciulla, colpita da tanto sentimento, ricambiò l’amore del giovane, ma quando seppe che il moro l’avrebbe lasciata per tornare nelle sue terre in Oriente, dove l’attendeva una moglie con un paio di marmocchi, attese le tenebre e non appena si fu addormentato lo uccise, gli tagliò la testa, ne fece un vaso dove vi piantò del basilico e lo mise in bella mostra fuori nel balcone.
Il moro, così, non potendo più andar via sarebbe rimasto sempre con lei. Intanto il basilico crebbe rigoglioso e destò l’invidia di tutti gli abitanti del quartiere che, per non essere da meno, si fecero costruire dei vasi di terracotta a forma di testa di moro.

Questi sono soltanto alcuni dei dettagli che caratterizzano la nostra dimora storica: sarà un piacere poterne condividere la storia con chi vorrà venire a scoprire la città di Catania.

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